VILLA ROMANA DI MONTE TORTO

Osimo (AN)

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Dettagli Luogo
Comune
Osimo
Provincia
AN
Regione
Marche
Tipologia
AREA ARCHEOLOGICA

Sul versante meridionale del colle di Montetorto, a Casenuove, una terrazza naturale a 150 m s.l.m., in posizione amena e dominante sulla bella vallata del Musone, immersi in una distesa di vigneti ed oliveti, si trovano i resti di un’antica villa romana. I lavori di scavo, effettuati fra il 1982 ed il 1995, hanno portato alla luce la struttura di un edificio caratterizzato da due distinte fasi di vita: una, la più antica, probabilmente risalente alla prima età imperiale (I sec. d.C.), l’altra databile invece al IV-VI sec. d.C. Si tratta di una villa rustica romana, di cui, gli scavi hanno fino ad ora localizzato solamente la pars fructuaria, quella cioè destinata ad assolvere funzioni produttive e fornita di impianti agricoli e magazzini per la conservazione; mentre non sono state ancora individuate, nonostante i lunghi lavori ad ampio raggio, tracce che possano far pensare alla presenza di una parte abitata (pars urbana). Proprio tale assenza ha portato ad ipotizzare che in realtà questa villa potesse essere una sorta di opificio, di grande consorzio agrario ad uso comunitario destinato alla lavorazione ed al commercio, favorito dalla vicinanza del fiume Musone nonché dell’antica via Flaminia, di una vasta produzione agricola prima ed artigianale poi. Il nucleo più antico della Villa romana di Montetorto, infatti, si articola in una serie di ambienti collegati fra loro e disposti sul lato occidentale di un ampio cortile porticato, adibiti alla lavorazione del vino e dell’olio: si distinguono qui chiaramente le strutture dei torchi vinari ed oleari, vani minori di servizio, una cella vinaria ed una olearia per la conservazione dei prodotti. A questa prima fase di produzione, prettamente agricola, si aggiunge a partire dal IV secolo d.C., una produzione di tipo artigianale. Vengono realizzati nuovi ambienti sul lato orientale del cortile, destinati alla lavorazione della ceramica e del metallo, con la costruzione di fornaci di cottura. A conferma sono state ritrovati numerosi manufatti in ceramica, ma anche scorie di ferro e diversi attrezzi e strumenti per la lavorazione del metallo. La villa continuò ad essere operosa e frequentata probabilmente fino alla lunga guerra fra i Goti ed i Bizantini (535-553 d.C.) durante la quale, a seguito delle vicende belliche, le campagne vengono abbandonate. Si accede alla villa attraverso un ampio cortile porticato, ambiente dove sostavano i carri su cui venivano raccolti i prodotti. Sul lato occidentale del cortile si apre un piccolo vano, quello dei torchi vinari, destinato alla produzione del vino. E l’ambiente in miglior stato di conservazione perché non interessato dai successivi lavori di ristrutturazione della villa. Si tratta di una stanza rettangolare (10 X 6 m) con una pavimentazione in opus spicatum. Lungo il perimetro del pavimento è presente un cuscino in cocciopesto, il pulvinus, che aveva la funzione di evitare che insetti o altri animali, che inevitabilmente la raccolta dell’uva portava con sé, penetrassero nelle sconnessure fra il pavimento e le pareti. L’uva veniva sottoposta ad una prima sommaria pigiatura con i piedi, nel calcatorium, una vasca, rivestita di intonaco, per facilitare lazione successiva della torchiatura. Dopo questa prima pigiatura l’uva veniva appoggiata in due basi circolari, arae, anchesse in opus spicatum, e qui sottoposta all’azione del torchio a leva, di cui si sono conservate le basi rettangolari, lapides pedicini, dove erano inseriti i montanti verticali del torchio. Il succo così ottenuto defluiva poi, attraverso una canaletta, in due vasche rettangolari, profonde circa un metro, con le pareti rivestite di intonaco ed il pavimento rivestito con una lamina di piombo. Qui il vino fermentava, e poi veniva raccolto e conservato in apposite celle, sotterranee, che non sono state scavate per il rischio di crolli, e in cui defluiva attraverso una canaletta presente sul fondo delle vasche.

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